07 February 2012

is she weird is she white is she promised to the night

Chiudo la valigia e prendo il mio paio di scarpe invernali ma vedo che sono senza stringhe, è già inverno ma di solito non le uso, cerco le stringhe, non le trovo, le tolgo alle scarpe di tela e le innesto alle altre. Mio padre mi accompagna alla stazione correndo come di consueto.

Il treno è quasi vuoto, mi meraviglia, ma si respira un’atmosfera tranquilla, anche se la gente va e viene e l’ora di partenza si avvicina e poi viene superata e per sei volte la gente continua ad andare e venire sulla banchina mentre un messaggio automatico dice piano, costantemente, che è stato attuato un piano di salvataggio causa maltempo e che alcuni treni potranno subire ritardo bla bla. Con la solita solidarietà da condominio mi affaccio, chiedo, ci consultiamo, parte-non parte-parte-20 minuti di ritardo-40 minuti di ritardo, non parte perché in quello precedente è stato trovato morto qualcuno e la vettura dovrà stazionare a Frattamaggiore e servirà un terzo binario libero, ma quest’ultimo è bloccato e Frattamaggiore è una stazione di linea dove non c’è più il capostazione causa tagli al personale, quindi bisognerà telefonare a qualcuno che sta altrove e che dovrà andare a prendere le chiavi della stazione di Frattamaggiore in un’altra stazione per poi risolvere l’inconveniente del binario; tutto questo me lo dice un passeggero/lavoratore FS, mansione consolidata dal solito giubbino-divisa verde scuro che indossa e che mi basta per crederlo gran saggio del vagone. Lui sa i fatti e sa come funziona e resta in silenzio a leggere il suo libro mentre tutti gli altri passeggeri raccontano al rispettivo telefono cellulare “s’è buttato uno sotto i binari!” (stanno sbagliando e li lasceremo vivere in questa illusione, il morto era già all’interno della vettura e quindi si sta dimenticando l’incomodo aggiuntivo della polizia che dovrà andare sul posto e insomma non è tutta una questione di sgombrare il binario dal corpo: in ogni caso non cambia ormai precisare loro il tipo di morto o la volontarietà del morto o la dolosità del morto) oppure “ma perché non si vanno a uccidere da un’altra parte” (stanno sbagliando e li lasceremo parlare perché gli piace lamentarsi, mentre io sono tranquilla, perché sono abituata, ogni volta che prendo un treno c’è un problema o un morto di mezzo o semplicemente dovunque vado c’è un morto di mezzo). Il mio legame di intesa con il signore FS fa di me, per associazione, una persona che ha il controllo della situazione.
Prendo il libro e studio tre spettacoli teatrali che hanno per protagonisti anime di animali, uno è un cavallo rosso di cui avevo già letto in quell’antologia che comprai su eBay per la tesi e che arrivò un mese dopo e per la quale mi feci restituire i soldi imbrogliando il venditore; l’altro è un castoro e mi ha fatto pensare ad un’amica a cui penso sempre ogni volta che sento parlare di castori; l’altro è un cane femmina che fa la regista: il teatro è bello e tutto il resto ma mi chiedo perché gesùcristo si dovrebbe concepire ed assistere all’opera di un cane femmina che fa la regista (innamorata di un cane maschio che fa editing montaggio).
Finisco il capitolo ridicolo e prendo l’iPod, la custodia di plastica morbida è ormai sfasciata perché tutte le notti ci dormo sopra e non me ne accorgo, si arrotola e impiglia su sé stessa, per srotolarla devo togliermi i guanti e fa davvero molto freddo, la porta del vagone di fronte a me reca la scritta ‘RISCALDAMENTO GUASTO’ e io sono nel mio giubbino grigio d’ordinanza con cappuccio, la sciarpa d’ordinanza, calze di lana d’ordinanza e anche un paio di calzini di lana e quelle scarpe con le stringhe di tela. Oggi assomiglio davvero a Chuckie Finster e mi sento molto soddisfatta del mio aspetto non mediterraneo coadiuvato dalla mise da gelido inverno, comunque sia l’iPod è di nuovo in quella fase in cui non propina niente di buono e quindi l’ascolto va avanti senza particolare entusiasmo, ma fuori si fa buio e smetto e inizio a leggere uno dei libri di M. che avevo preso perché nello sfogliarlo avevo notato che il primo capitolo era intitolato “SERATA IN PIZZERIA“: lampante manifesto programmatico di una serie di implicazioni tragicomiche e svilenti, proprie di quella data situazione sociale, che avrebbe potuto essere una lettura interessante e infatti così è stato e mentre l’autore mi stava accompagnando in questi suoi pensieri anti-pizzata fuori il paesaggio finalmente iniziava a proporre un po’ di neve. Mi delude, è poca, assomiglia allo zucchero che mi cade di solito dal cucchiaino quando sono troppo impegnata ad affogare il biscotto nel the con la mano e non guardo la traiettoria del cucchiaino, quello dello zucchero, comunque la delusione svanisce perché mitigata dal resto della lettura, sempre migliore perché affronta argomenti di ipocondria e pornoansia condite con riferimenti a sociodinamiche reali di quella pallida provincia che è Avellino (no offence), nel frattempo siamo a Roma e la quantità di neve sui binari aumenta, la neve c’è, la neve: check, posso collocarmi in questa inutile parentesi storica della neve del 2012 ma quando esco dalla stazione Termini non ne vedo. Proseguendo sulla strada un po’ ne incontro, a lato marciapiede, scura, ma certamente migliore della granita di percolato di via Mezzocannone a Napoli durante i nubifragi. Il mio trolley è stabile e pesante e non scivola perché dentro oltre ai maglioni e al computer ci ho messo tre vasetti di marmellate per superare l’inverno (frutti di bosco, fragola e albicocca). In casa non c’è nessuno, forse tornano domani, forse più in là, forse hanno problemi con i trasporti, guardo nella stanza del mio coinquilino dove ci sono tutti quei libri e dischi di musica classica e anche libri di musica e me lo immagino nel momento in cui ha ricevuto la notizia di suo fratello, fratello che comunque è un argomento concluso almeno finché lui non è in casa e in ogni caso ci sono situazioni più pratiche a cui badare come il discarico che si è rotto e di cui si fa forte segnale il secchio che ho trovato accanto al bidet. Prendo una candela alla vaniglia perché sono proprio una ragazza delicata new-age e faccio per accenderla ma quell’accendino della cucina come al solito fa cagare i polli perché non produce fiamma e quindi invidio la gente che fumando ne ha sempre uno funzionante con sé.  Controllo la mia dispensa, sempre piena di roba dolce che non mangio quando la ho a disposizione ma solo quando ne ho voglia e devo andarla a cercare. Metto a posto un paio di cose dalla valigia ma so che dopo l’esame che darò sugli spettacoli del castoro e del cane dovrò tornare di nuovo a casa perché ci sarà la festa di mia nonna il cui compleanno è oggi: compie 70 anni e la cosa la disturba tantissimo perché è la tipa che glissa quando le chiedono l’età; nella sua testa non esistono cifre oltre i 40 e continua con i capelli laccati biondo platino, gli orecchini a cerchio, i pantaloni di raso a palazzo e tutte le altre cose che nel mio immaginario rimandano a Iva Zanicchi mista a Raffaella Carrà in Canzonissima del ’74.

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